Chuck Palahniuk: il perché di un culto
Sulla rivista online Il primo amore, è apparso un intervento dal titolo Palacult, a firma di Giorgio Fontana, che riflette su come l’autore americano sia da una quindicina d’anni autore di culto:Palahniuk non si ama: lo si venera. La sua aura è paragonabile a quella di una rockstar. Era da tempo che non si assisteva a un fenomeno del genere, per un autore non immediatamente classificabile come thrillerista o «di massa».
Non solo, Fontana ne analizza la scrittura, mettendo in luce due aspetti: il primo è la presenza di ritornelli stilistici all’interno di tutte le sue opere e il secondo è la loro natura cinematografica, che però si presenta come l’opposto del sogno americano.
Concludendo, si dice in disaccordo con Bret Easton Ellis, che ha definito Palahniuk il nuovo DeLillo e sostiene, invece:
Palahniuk è un bombarolo che non conosce mezze misure. In questo, è un prodotto assolutamente coerente con il sistema che sembra attaccare. Il sistema, verrebbe da dire dopo aver letto i suoi romanzi, è sempre più intelligente del singolo — prima o poi lo ricomprende, lo riassorbe, finché qualche altro folle non salta fuori.
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